Home » Webzine

Standard per la scuola digitale

francesco leonetti

Lo scorso 9 novembre 2013 sono intervenuto ad un convegno a Pisa organizzato dal Ministero della Istruzione, Università e Ricerca e dalla Scuola Normale Superiore dal seguente titolo:


"Uno, nessuno, centomila
Libri di testo e risorse digitali per la scuola italiana in Europa"


Erano presenti alcuni rappresentanti del mondo dell'editoria e della scuola. A me è toccato rappresentare il mondo di coloro che poi materialmente progettano e producono ebook e contenuti digitali per la didattica.


Ho proposto la condivisione di alcuni standard e formati per la rappresentazione sia dei contenuti, sia delle piattaforme software che organizzano ed erogano tali contenuti, con lo scopo di cercare di mettere ordine alla pericolosa attuale babele e garantire qualità ed accessibilità dei contenuti.


Il libro digitale, infatti, dovrebbe non solo far dimenticare il libro di carta, ma superarlo con innovazioni e funzioni che con il libro di carta potevamo solo sognarcele. Ma che sia un sogno, però, non un incubo.


Faccio un esempio, che tra l'altro ho anche portato nel mio intervento di cui più avanti potete vedere la registrazione video. Noi tutti abbiamo a casa una libreria (molto probabilmente è la mitica Billy di Ikea), dove riponiamo e organizziamo più o meno diligentemente i nostri libri. La libreria accoglie libri indipendentemente dal negozio dove li abbiamo acquistati. Feltrinelli, Mondadori, eccetera.

Ebbene, con i libri digitali (ebook), così non è. Dobbiamo usare l'account ad hoc per Apple Store, che ha il suo scaffale. Poi quello su Amazon, con il suo scaffale. Poi Mondadori, e così via. In alcuni casi, in configurazioni perverse di DRM, non riusciamo neanche a leggere il libro, pur avendolo regolarmente acquistato, se tentiamo di farlo da un dispositivo che lo "store" non riconosce come nostro o che non abbiamo registrato. Follia, no? Sì, follia.


Un libro digitale, inoltre, proprio perché è digitale, non dovrebbe accontentarsi di funzionare solo come un libro di carta. Ma far sentire, e direi in modo prepotente, quella "e" messa davanti ad "e-book". Altrimenti, è solo fuffa marketing. Un'occasione sprecata.


Ecco, questo è quanto mi sentivo di aggiungere e rimarcare rispetto a ciò che ho detto al convegno.


Qui potete vederlo e in calce vi riporto anche la trascrizione delle note che corredavano le slide che ho mostrato.



Trascrizione delle slide (la riporto perché il video non è stato caricato da me ma appartiene al canale YouTube della Scuola Normale Superiore di Pisa, e dunque non riesco ad aggiungere i sottotitoli per non udenti. Il testo in qualche parte differisce da quello che poi ho presentato al convegno perché sono andato anche un po' a braccio, ma il senso rimane).


In una scuola digitale si possono riconoscere almeno due sotto-sistemi: quello delle piattaforme e quello dei contenuti.


I contenuti rappresentano materialmente gli oggetti di studio e di apprendimento, rappresentati in varie forme, principalmente: ebook ed oggetti web.
La piattaforma è invece l'infrastruttura software che organizza ed eroga tali contenuti, insieme ad altre attività didattiche e funzioni di gestione e monitoraggio (registri di valutazione, monitoraggio della classe, comunicazioni, eccetera).
Con questo intervento propongo un possibile approccio operativo con il quale definire gli standard con cui rappresentare e definire i contenuti e i protocolli con i quali consentire il dialogo e la interoperabilità tra le varie piattaforme scolastiche sul mercato presenti e future.
----------------
Cominciamo con il definire le proprietà tecniche qualitative dei contenuti.

- è necessario che il contenuto sia aperto, attenzione: da non confondersi con la licenza commerciale con il quale questi potrà essere offerto, qui ci si riferisce all'apertura tecnica, alla possibilità cioè di poter accedere al codice sorgente con il quale il contenuto è rappresentato, in moda da favorirne l'estensione e l'integrazione, ma comunque in accordo con i possibili vincoli della licenza imposta dal fornitore del contenuto
- deve essere portabile, cioè utilizzabile in modo indipendente da dispositivi e sistemi operativi
- responsive, cioè con layout capace di adattarsi ai diversi schermi e dispositiviper garantirne sempre la massima efficaca di fruizione
- accessibile, per renderne l'uso e la fruizione efficace anche a persone con disabilità
----------------
Da un punto di vista più strettamente tecnico, i contenuti per la didattica digitale si possono presentare almeno in due forme: come oggetto web, ad accesso protetto o libero, come ebook.
quando si presenta come oggetto web, il formato ovviamente deve essere puro html, css e javascript, senza richiedere particolari player o plugin aggiuntivi ad un comune browser.
quando si presenta come ebook, il formato deve essere epub, che tra l'altro si basa sugli stessi codici html, css e javascript.
----------------
Focalizziamoci ora sull'altro sottosistema, quello della infrastruttura software: le piattaforme.
----------------
Sopra la linea orizzontale vediamo il cielo di internet, costellato da tante nuvolette. I sistemi "cloud", a cui Google ad esempio ci ha ormai abituato, sono di fatto applicazioni web ad accesso riservato, dove troviamo sia contenuti che funzioni con i quali gestire varie attività. Le piattaforme scolastiche sono, di fatto, applicazioni web che possimo ritenere basate su "cloud". Nuvole, appunto.
Solo che ogni fornitore di contenuti e servizi ha la sua nuvoletta, la nostra Lisa dunque, per studiare Storia deve collegarsi alla piattaforma dell'editore ACME, scaricare i materiali ed eseguire le varie attività previste.
Per studiare matematica, invece, dovrà spostarsi sulla piattaorma PINCO e da lì eseguire le operazioni previste, con spesso interfaccia e operatività diversa.
Per studiare italiano, dovrà andare sulla piattaforma PALLO, con ancora un'altra password ed altre operazioni da eseguire.
Queste nuvolette sono ecosistemi chiusi, nessuno di essi sa cosa ha fatto Lisa negli altri.
Questa situazione è migliorabile. Deve essere migliorata e razionalizzata.


----------------
Un modo potrebbe essere inglobare le nuvolette in un'unica meganuvola, una sorta di Piattaforma Unica del Ministero. è un approccio sconsigliato, perché si otterrebbe un sistema elefantiaco, enorme e quindi lento sia in termini di efficienza delle prestazioni, sia perché difficilmente sarebbe in grado di rincorrere le innovazioni tecnologiche e metodologiche che vediamo cambiare praticamente ogni 6 mesi e che molto più agilmente i fornitori di contenuti sono invece capaci di recepire, spesso anticipandole per avere maggiore competitività verso i concorrenti.


----------------
Un modo più sensato ed opportuno per unificare le piattaforme è farle dialogare.
Definire cioè una serie di protocolli di interoperabilità che consenta lo scambio di dati funzionali alla gestione delle varie operazioni della piattaforma, magari supportate da un server centrale del ministero per consentire ad esempio il single sign on, l'aggregazione di dati di fruizione, eccetera.
----------------
... perché una piattaforma scolastica non si limita infatti a distribuire contenuti, ma anche a consentire attività di pianificazione delle attività didattiche, comunicazioni di vario tipo (verso la famiglia, verso il singolo studente, eccetera), discussioni e reti sociali, monitoraggio e report.
la piattaforma, inoltra, deve offrire funzioni specifiche per le varie tipologie di utenze e ruoli, studente, genitore ed insegnante.
----------------
Guardiamo un po' più in dettaglio il tipo del contenuto digitale.
Questo può essere composto da più parti che insieme concorrono a definire l'esperienza di apprendimento e studio.
Abbiamo il libro di testo digitale. L'elemento centrale della narrazione che regge il filo e il senso dell'attività didattica. Questo è l'oggetto che viene fornito dall'industria editoriale. Attenzione: qui si intende l'editore di ogni tipo: grande, piccolo, medio, rete di scuole, eccetera. tutto ciò cioè che si propone come fornitore di contenuti pre-confezionati, selezionati, organizzati e presentati in forma di ebook o oggetto web. Il modello di business è libero: si può scegliere una delle combinazioni del creative commons, il copyright, il copyleft, lo si può regalare, non interessa e non deve interessare fintanto che il contenuto è proposto da una entità privata. L'unico vincolo imposto è nel formato e nella possibilità di poter da esso riferirsi ad altri contenuti integrativi e che il tutto sia erogabile attraverso una piattaforma scolastica.
i contenuti integrativi possono essere definiti anch'essi dall'editore attingendo a materiali di pubblico dominio sul web, ovvero proposti e personalizzati dal docente che in questo modo può autoprodurre materiale didattico.
un contenuto però non è fatto solo di parti statiche, ma anche di parti dinamiche ottenute nel momento in cui il contenuto è dato in uso agli studenti. Si raccolgono annotazioni e commenti, che devono essere conservati e contestualizzati anch'essi in un formato standard e aperto.
----------------
per riuscire a soddisfare i requisiti funzionali esposti da questi ipotetici scenari d'uso, è possibile adottare alcuni degli standard interazionali già disponibili:
- html5, css e javascript per gli oggetti web
- epub per gli ebook
- scorm/tincan per il tracciamento e monitoraggio delle attività di fruizione
- lti (learning tools interoperability)
- qti (question text interoperability) per la rappresentazione di verifiche e test
- wsdl / soap per il trasporto di dati e funzioni di web services delle varie piattaforme
- annotea, come standard rdf per lo scambio e l'aggregazione di commenti e annotazioni contestuali dei contenuti


----------------
Un possibile approccio operativo


- ricognizione dello "stato dell'arte" internazionale
- analisi delle esperienze ed iniziative simili pubbliche e private
- condivisione di buone pratiche e definizione di standard e protocolli per ogni funzionalità del sistema
- definizione di un framework di riferimento per tutti coloro che vorranno produrre contenuti di didattica digitale.


comments powered by Disqus